ERNESTO OLIVONILa produzione di Ernesto Olivoni (1920-1998) è composta |
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E R N E S T O O L I V O N I - 1920-1998
L'opera pittorica di Ernesto Olivoni si fa notare innanzi tutto per l'espressività cromatica.
La generosita con cui il nostro pittore diffonde il colore sorpassa le forme degli oggetti e giunge per prima a colpire l'osservatore; colori talvolta impossibili, ma funzionali alla rappresentazione ideale della realtà. Lo scarso rigore anatomico e geometrico nelle opere di Ernesto Olivoni va inquadrato proprio nell'intenzione - consapevole o non - di esporre una certa visione della realtà - quella pensata, e che cercava espressione - e non la realtà pura e semplice che l'occhio comune osserva senza critica né godimento. Nella Weltanschauung del nostro pittore emerge un ottimismo fecondo, una intellettualizzazione della realtà che, pur esprimendosi in forme e colori, è tuttavia precipuamente concettuale. Poche volte egli ha rappresentato soggetti tragici, mai quelli religiosi; sempre ha fermato sulla tela o sul compensato dei concetti. Ma si badi bene: si è detto - e con ragione - che la sublimità artistica è da ricercarsi nelle rappresentazioni tragiche o in quelle di distruzione o di guerra; e tuttavia, osservando le opere del nostro pittore si resta affascinati dalla forza estetica di quel colore, sublime perché riesce a muovere la sensibilità e l'intelletto senza concludersi in una bellezza tranquilla e immobile.
Le opere di Ernesto Olivoni sono numerose, perlopiù a olio su tela. Nella produzione pittorica olivoniana si possono distinguere tre periodi: il primo periodo, che giunge pressappoco al '70; il secondo periodo, tra il '70 e '80-5; e l'ultimo periodo.
Il primo periodo è segnato dalla fine del periodo bellico - al quale il nostro pittore partecipò in aviazione, e poi come partigiano -. Mai l'Olivoni ha rappresentato scene di guerra, bensì immagini calme, come la rappresentazione di una inspirazione profonda dopo fatiche terribili; soggetti anche troppo statici, come progetti di ricostruzione postbellica. Questo primo periodo conta anche immagini di lavoro in fabbrica - appunto: ricostruzione e nuova vita -, che l'Olivoni ha avuto modo di fermare durante la propria attività "operaia", quasi come un Socrate che, sebbene dotato di capacità non comuni, pure non disprezza la fatica ma anzi la cerca ed in essa ha modo di compiacersi per una generosa vitalità, mai esausta, che gli porta lodi e onore.
Il secondo periodo è quello più produttivo, e insieme il più significativo, di tutta l'attività del nostro pittore. Qui le sue capacità cromatiche raggiungono la massima espressività; non soltanto nelle figure e nelle scene umane, ma anche nei paesaggi, divenendo foreste nelle quali si gradirebbe "fare due passi", mari che trasportano lontano, cieli sotto i quali è inevitabile soffermarsi a pensare. In questo periodo si assiste anche a qualche tentativo di distruzione della forma a vantaggio dell'espressione concettuale.
Nell'ultimo periodo l'Olivoni rallenta l'attività artistica, dedicandosi con devozione ai quadri di piccole o piccolissime dimensioni. Invero questo genere di rappresentazione è sempre stato uno dei preferiti del nostro pittore, ma adesso assurge a produzione quasi esclusiva; significativa poiché in essa egli ha modo di fermare rapidamente le ispirazioni che si susseguono veloci e per ciò transeunti. In questa sorta di frammentismo pittorico, l'Olivoni ci ha lasciato un certo numero di piccoli quadri di notevole pregio, sia cromatico che figurativo; che è forse possibile definire come icone di tutta una visione della realtà che raggiunge la maturità e la consapevolezza di se stessa, e con ciò anche la fretta di tramandarsi.
presentazione a cura di Davide Olivoni