GABRIELLA GAROFALOgabriella.garofalo@email.it M I L A N O |

19/09/00
Padre, perche' sperdesti
Te stesso e tua luce eterna
a corrusco di grembo e di materia
dove non leva seme, abbatte indifferenza
scintilla che non serve?
Eri stanco d’immoto tuo silenzio?
O ti colse un assurdo desiderio
di nere sensazioni a te negate
dissenno a silenziare esistenza
per altro da esistenza?
Non levi invano, Padre,
ansimante la fame di salvezza:
solo salvando noi,
trafitto frutto del tuo grembo,
potrai salvarti, Padre, rinnegando
in te l’invito che disperde-
sia redenzione l’urlo del tuo cielo
sia impervia ribellione di comete
e l’anima, Padre, con tua anima
con l’anima di tutti gli universi
si racchiuda nell’ultimo rigetto
perche' sia nuovo grembo, nuovo cielo,
e nuova infine sia parola, Padre,
se non salvezza, se cosi' dev’essere.
* * *
26/09/00
Non grembo ormai vinto
dove sale sparsero e seme gli altri grembi
non parola trafitta da ossessioni
in eterno simili a se stesse
la madre e il padre mi svelarono
ne' l’ultimo splendore
di tua Luce che muove per l’eterno,
ma improvviso levarsi di quell’ascia
che l’anima colpiva implacandomi
il respiro, immonda mia pretesa
di schivare nero,
che infine intendo nel suo piu' giusto segno-
a te soltanto, Padre, mi gettava
lo slancio di tue mani,
tua ascia implacabile a sottrarmi
l’aspra radice e il ramo
di Morte preda e buio che si disfa.
* * *
28/09/00
E se la prima luce arse nel volo
quel figlio al dissenno che poi cadde
un’altra luce di sua luce fredda
arse ustionando l’anima il mio grembo-
invano cercai scampo dalla luna ostile
da seme avverso seme di esistenza
aspro e sagace a raffiche braccando
a getto di comete-
sia pure la mia fine questa luce:
io non la temo, se in acida corsa del suo tempo
muove altra luce a possederla silenziando
di vita che fertile mi renda, ma non certo
di un fragile corpo inerme preda
a fame inesausta di speranza.
* * *
18/10/00
Non certo per volere di una madre
io ti continuo, aspra mia esistenza,
non certo perche' Luce levando di suo senso
mi folgora di segni sconosciuti
non certo perche' a caldo respiro dell’estate
si offre quel mio grembo come spiga
accolta con l’ansia di un amante
dal blu del cielo e gettito di fiori-
non questo mi possiede, mia esistenza,
che piu' di rovo e ortica sfregi
amaro mio cibo preso a forza:
solo continuo perche' luna e mia cometa
possa brancarti a disperato sforzo
in eterno a sfida del tuo nero,
contro di te gettando di parole
all’ira compagne alla mia offesa.
* * *
19/10/00
Sia questo infine a sconto della colpa
eterno rigetto del mio grembo
dell’alba la terra ogni altro grembo
se notte madre del mio tempo
se il cielo padre scellerato
diedero vita al grembo
senza passione senza desiderio-
sia solo grembo folgore che leva
ed abbattendo eterna mi disperde
in quell’assurda luce che il mio cielo
piu' atro ancora e buio mi ritorna.
* * *
12/11/00
Anche tu, cielo, quando levi
devi fermare se ustionante luce
luna risponde:
di uguale sorte preda se altrui grembo
abbatte freddo contro la mia voce-
ma implacata continui mia ricerca
se anima e parola di altro grembo
ascolteranno un giorno mia richiesta-
ascolta, cielo, tu non potrai saziare la tua fame
fino a quando assurdamente insiste
tua pretesa del corpo della luna:
devi cercare altrove, cielo,
altra sia la tua scelta
se vuoi che cibo al desiderio
soltanto Eterno infine levi.
* * *
29/12/00
Perche' esista la parola-
senza parola non hai grembo
ne' pane ha vita senza la parola-
anima slancia levati all’Eterno
indietro lascia
lasciati alle spalle
quel bianco ascolto indifferente
che in gelo aspro di neve ti trasforma
e lascia, lascia perdere
fame di fuoco vibrante
se a te di contro getta per cibarsi
in falso sembiante dell’amore-
a te soltanto luna di suo slancio
di chiaro getti di sua luce intensa
che ti feconda madre del tuo cielo:
perche' non sia abbandono
a risanato grembo
e lieviti di seme creandoti
Parola.
* * *
30/12/00
Stanco e sbiadito appare,
anima, il verde dei tuoi anni
quando insaziata di astri e di comete
gettavi perche' in eterno
levasse cibo al desiderio
quando persino l’erba piu' fragile indifesa
non ti sfuggiva preda-
indifferente ad altrui fame
allo sguardo Suo cieca
a Sua parola sorda
invano cerchi, anima, tornare
cio' che hai rubato-
non ti soccorre luna ne' tuo cielo,
signori d’infame ruberia,
se levano schivare quel tormento
che l’anima tua soltanto, anima,
dismembra.
16/02/00
Rigetto, terra dove caddi
polvere che divorai a stridor di denti
quando di patto scellerato cielo e grembo
di forza mi resero al silenzio-
ma se nemico e' seme o ambiguo fuoco
io levi infine ad Anima e Parola,
che sole azzardano ribelli
ad infame parola di quel cielo.
* * *
16/02/01
Anima, piu' non ti sia d’inciampo
assurda pretesa e tuo dissenno:
torni infine ramaglia ormai gia' secca
a verde fioritura che altri tempi
levo' saziarti insieme a quel mio grembo-
lascia che preda rendano all’inverno
non ergerti guerriera di possesso
se ti possiede luna di sua luce
piu' eterna e intensa
di cosi' ambiguo verde.
* * *
16/02/00
E’ allora che nel tanfo nel fetore
innanzi a me ti levi
lurido corpo infetto piaga immonda
nei giorni che luna grembo e cielo
mi esigono a riscatto di un antico debito:
di astri discerpare il cielo di erba il prato
del grembo il desiderio
perche' non gridi del corpo avida fame
cosi' che possa ancora nutrirsi l’esistenza
piu' ancora di mia carne e di mio grembo-
mai sazia di suo cibo,
insidia a inerme preda.
* * *
21/02/01
Luce, perche' non si levo' tuo amore cosi' intenso
da non gettarmi inerme
ad altra ed aspra luce che in dissenno
l’anima mi divora e poi rigetta?
Ed e' sola difesa che consenti
di contro a quella luce che dispreda
eterno seme di assoluto, la Parola
imperturbata stella che mi attende
l’anima nel silenzio se disfrena.
* * *
21/02/01
Segno di Padre o segno di ossessione-
Non so qual e' tua vera luce,
mio seme, parola che l’anima dispredi ed il mio grembo
sin da quando gettata da altro grembo
in tenebra e in dissenno
mi volsi a impervio cielo
che l’anima mi nega ed il mio grembo-
finche' non levi slancio a possedere
assenza e luce vera di sue stelle.
* * *
28/02/01
Io sono grembo nel grembo piu' profondo
Nel baratro di un’anima che sperde
Se e' splendore tradito splendore
Di erba e del mio cielo
Quando Ecate guardiana di sue belve
Mi abita dimora
E l’anima mi scava quel suo sguardo:
quello che resta al pasto di paura-
pure mi ostino e non rinnego
perche' ritorni infine a verde di erba
al suo cielo quell’anima che sperde.
* * *
28/02/01
a Gaetano Arcangeli, poeta
a Gaetano Garofalo, mio padre
Finche' potro' sentire la tua voce,
anima del mondo che mi sperde,
sara' salvezza dissepolta luna
da nubi e sue macerie-
e levi infine a proteggermi quel cielo
che mi rigetta peggio di altri grembi
e levi l’erba in tutta la sua gloria
d’intenso verde
e levi l’acqua sanarmi dissetando-
e levera', anima, ricorda
l’anima tua piu' vera
di luce eterna di sua voce chiara:
solo mi renda solo mi ritorni
ad ogni sua parola di speranza.
* * *
1/02/01
Notte che persino al Fato
In aspro ti levi e nel comando
Nulla potra' quel tuo implacato nero
Se urla e batte
Di solo cibo al desiderio:
l’anima stuprare e quel mio grembo-
non e' mia luce, ascolta,
fragile raggio di luna che a te cede:
alta getta mia luce, notte,
alta, da luna ben diversa:
di seme luce che frutto del suo seme
infine riconosce,
di mia parola luce che in eterno
mia anima e mio grembo ti discerpa.
20/10/00
L'assorta intensita' d'impervio sguardo
mai non si levi a luce di tue stelle
se ancora e sempre sfrena
di ctonia sua luce il desiderio
ed e' mio grembo, Padre,
immoto mio centro che m'incroda
sull'irto strapiombo dei miei corpi:
se cedo sara' l'anima gia' sfranta
polvere che a Te non puo' levare
se cauta azzardo un lieve gesto
m'insorge livido terrore della fine-
questo soltanto, Padre, mi rimane:
di verde aspro rigetto richiamarti,
poi fermare.
* * *
24/10/00
Non la profondita' ne' l'ardimento
quando di me inchiavardata gettavo
alla ricerca di cieli sconosciuti
di luna in corsa ostile
se l'esile mia luce, lontana
certezza sfolgorante di altra luce
raccattavo affannando a possedere
nell'anima segni inesplorati-
ben poco forse questo ti serviva,
esistenza che esigevi
altro levare da me altro abbandono:
che levassi, certo, ma levassi
di grembo bruciante suo disfreno
che cieco non desidera diverso:
solo se stesso vuole fame e suo dissenno-
a lui non levi Dio,
di azzardo non levi ne' ardimento.
* * *
25/10/00
Nadir di un'impossibile promessa
m'insegue mentre batte mia ricerca
di un'anima non piu' di eterno inciampo
che irta non levi a rigettarmi
e l'anima mi sazi la soddisfi
di chiari sensi sconosciuti,
d'intatta fertile certezza-
ma non arrivo ancora possederti,
vita, se mi brucia il cielo
l'anima e il grembo
perche' luce di luna non gli serve
levando negare il freddo eterno.
* * *
26/10/00
"Sia luce", Padre, ti levasti urlando
e ancora non comprendo
se a troppo fuoco e amore
se ad improvviso getto del dissenno:
e luce fu,
ma luce fu sconvolta
di fame di stupro di materia-
per questo, Padre, levo ad invocarti
se paura mi muove o desiderio:
non sia luce creazione di mio grembo
non sia luce trafitta di altro nero
in eterno disabiti il mio grembo
incrosti in eterno sulle labbra
sale della rinuncia,
mia luce che disperde.
* * *
06/11/00
Io ti vidi quando levasti a generare
dalle pietre figli per Abramo
e si rifranse tua energia implacata
sull'anima ancora piu' implacata-
perche', Padre ti chiedo, dal mio grembo
tu non ti levi a generare vita?
O forse insospettata pietra a tuo spavento
grembo dove muore in eterno quel mio seme
ma frutto non produce e solo Morte
genera Morte:
misura dei sensi piu' infiniti,
inesplorata geometria di luce
che solo schiva solo si allontana
dal buio dove sperdo, miei calcoli
di nero di paura.
* * *
10/11/00
Non ti sconvolga mio sepolto seme
che ancor non mostra intendere la strada
perche' in alto di slancio quel mio stelo
e penetri di energia tenace
la mia radice nell'impervia sede-
continua, se anche troppe e troppe volte appare
che ti rinneghi quel mio grembo stolto
che l'anima di tenebre trafitta
da te sguardo distolga e non si curi-
continua, Padre, a spargere di seme:
dubbio non ti possieda se in grazia di Parola
eterna accoglie mia parola
incomprensibile l'offerta del tuo seme.
* * *
11/11/00
Non pensare d'incontrarmi
in dimore che non sento, avversi grembi,
ora piu' non risiedo
in squallidi luoghi sconosciuti:
se desiderio di me brusco ti afferra
Morte dovrai cercarmi altrove-
abito il grembo di Parola che mi prende
piu' d'inesausto cielo sue comete,
vivo in dimore d'infinite stanze
infinite come la sua tenacia
che braccando inseguire
al rigetto mai cede.
* * *
16/01/01
Nero di notte cielo di tuo grembo
abbatte quando luna di suo slancio
-che certo non ardivi di sognare-
di raggi e chiara forza ti possiede
levando l'anima vibrante che impaura
a vita feconda di un azzurro
perfino piu' fecondo del tuo inverno-
infine accolga cielo di tuo grembo
l'Eterno che nell'anima s'incarna-
seme di ore lunari, di suo verbo.
* * *
18/01/01
Non vi possiede ritmo ma dissenno
anima, grembo
se freddo blu d'inverno leva
implacato guerriero a minacciarvi
se dei piu' freddi giorni
non intende ragioni il desiderio
ne' invito alla prudenza:
apocalisse ad ogni costo chiede
apocalisse solo urla pretende
perche' nutra gelida sua fame-
cosi' gelida fame di mia luna
quando anima possiede
ed il mio grembo.
* * *
18/01/01
Non ha parole luna se mai intende
parole che le getti
in tenace dissenno di speranza
che infine accolga e renda al tuo possesso-
forse risposta e' in astri in altro cielo,
ma l'anima e l'anima d'inverno
certo non leva ad ansia e desiderio:
perche' ferma tuo nero di stoltezza
a false lontananze e non avvede:
altro non e' chiaro di raggi
che un'implacata assenza.
* * *
18/01/01
Padre di un'infinita lontananza,
piu' inerme dell'erba che calpesto
piu' prossimo del cibo che mi nutre
levati saldo se nei smarriti giorni
quei freddi raggi e freddo blu d'inverno
si gettano padroni dell'anima del grembo-
ti sia speranza, Padre, ti sia luce
mio seme che l'anima nasconde:
di nuovo ascolto nascere e Parola
e tutta offrirmi preda
non piu' di luna e infame suo possesso,
ma di altre voci, notte,
forse del tuo Eterno.
* * *
30/01/01
Sempre piu' seme, sempre piu' selvaggio
in se stesso s'attorce quel dissenno
che grembo muove e l'anima, esistenza-
ma io sono cielo, cielo che inchiavarda
nel gelo blu di fredda lontananza
e seme non avverte ne' impaura
se nel mio blu dimora sola luce
intensa di suo slancio la mia luna:
suo desiderio e' padre di parola,
suoi raggi le mie porte
che negano in eterno quel dissenno.
* * *
29/01/01
Intensi cenni di luce vigorosa
intensa sobrieta' di mie parole:
altro non possedete per saziarvi-
ma tu, anima, non cedere a paura
tu resta saldo, grembo,
se nostra mensa cosi' stenta appare-
insieme a me levate nell'attesa
di altro cibo di altro nutrimento,
quel solo raggio di un'obliqua Luce
che tutto paralizza e poi discerpa
da noi vita dei giorni e desiderio
cosi' che solo raggio levi e ci divori
e noi, anima e grembo, divorati
divorando saziamo antica fame.
* * *
26/11/00
Cosi' di luce io muoia e di ricerca
perche' preda piu' sagace in eterno
mi schiva l'esistenza se l'inseguo
accanita nell'aria fiutando
di nero le mie tracce
e seme non risponde ne' Parola
se di sguardi sbarrati, di paura
non si avvede l'anima che sperde:
suo improvvido levarsi
piu' di Medusa o basilisco
impietra il seme
impietra la Parola.
* * *
29/01/01
Padre, dal profondo io t'invoco-
di un abisso che non e' abisso, ma soltanto
implacato nero di un'assenza:
tu vedi, grembi cui mi protesi urlando
cani da guardia ostili mi negano di entrare
nel sacro luogo cosi' ben difeso
che sguardo mi distoglie sin da quando
il primo ostile grembo
inerme mi getto' ad assurdo suo dissenno:
centro di un'esistenza che in me schianta
cosi' di lampi obliqua luce che discerpa
l'albero, sua paura e sofferenza.
* * *
26/11/00
Mia stella, grembo che tua luce menti
a danno ed a mia perdita, ricorda:
tu non sarai piu' solo a possedermi
se Morte mia padrona muove
anche lei stanca di non aver possesso-
a eterna stretta levera' il mio corpo
grembo sarai disperso dal tuo cielo
gettando nella tenda dei luoghi silenziosi-
sia questa la tua fine
grembo che adesso ancora fermi
nella certezza di un astro luminoso.
* * *
26/11/00
Morte aspra mia Morte che si nega
che aspetti Morte a diventarmi
piu' bianca ostile vetta
che respinge incauta la sfida
e l'ardimento?
Non sia che solitudine
-anche tu sola nell'anima nel grembo-
a forza ti rigetta ad inseguire
quell'infido richiamo di esistenza:
non cedere, ricorda, sei soltanto
soltanto il desiderio di una notte:
possederti in fretta rigettarti-
cosi' con me, mia Morte,
cosi' con mia parola con mio grembo.
* * *
14/10/00
Anima, ora che improvviso avverti
il morso del grembo e della vita
luce che leva nei tuoi giorni avversa,
non ti protegga luna dall'azzardo
non sia rifugio parola che consente-
anima, sia la discesa sino al piu' profondo
nero sdegno a spergiuro al tuo timore
e, soprattutto, anima, ricorda:
non abiuri l'urlo del tuo cielo
ad astri di falsa luce, di facile promessa-
la' non e' Dio, ma altrove, in atra sfida
che le radici di ogni senso abbatte
ogni chiusura a sfregio ormai divelta
malora di speranza e desiderio.
* * *