MONDO d'ARTE - gli artisti vivono in un altro mondo

   MARCO BAUDAZZI   

anche detto MARCO BAU
m.baudazzi@primelitaly.com

OPERE
  
CRITICA
  
ALTRO SITO

vincitore del Concorso di Poesia, Pittura, Scultura (premiazione 1.10.2000) di MONDO d'ARTE
per la sezione SCULTURA, con Forma 6912


Vive e lavora ad Anzio. Marco Baudazzi nasce a Roma nel giugno del 1950, frequenta le scuole romane e nel 1969 realizza le prime opere utilizzando chiodi e parti di motori d'automobile. Si laurea in Ingegneria Meccanica nel 1975 ed inizia l'esperienza lavorativa che lo porta nei cantieri di costruzione di centrali elettriche in Arabia Saudita, a Milano negli uffici di una societa' di montaggi, a Rotterdam in una fabbrica di margarina, a Roma nel servizio vendite di una multinazionale americana ed infine ad Anzio, dove dirige la propria azienda e svolge la libera professione. Nel 1995 riprende a saldare. Prima tubi in acciaio inossidabile, poi torna ai vecchi amori dei chiodi, con l'aggiunta dei sampietrini e del legno. Ha un figlio di 18 anni nato in Olanda ed una preziosa compagna, Maria.

forma 6912
FORMA 6912
chiodi da canassa verniciati nero e rosso,
base in profilato di ferro
cm 120x30x180

forma 9506
FORMA 9506
tondino d'armatura, sampietrino,
base in iroko a gommalacca e cera d'api
cm 60x60x85

tu e io
TU ED IO
Plexiglas, chiodi da canassa, sanpietrino
cm 30x40x20

fetta rettangolare di luna rossa
FETTA RETTANGOLARE DI LUNA ROSSA
Lastra di acciaio inox, plexiglas, chiodi da canassa
cm 30x50

la signora in nero
LA SIGNORA IN NERO
Alluminio, plexiglas, chiodi da canassa
cm 100x66

 

   CENNI CRITICI   
Le opere di Marco Baudazzi nascono, in definitiva, da una conoscenza professionale dei materiali impiegati di solito per altri scopi. I chiodi, i sampietrini, il tondino di ferro sono normalmente utilizzati per cancelli, strade, cemento armato. Averne intuito le insospettate potenzialita' espressive e poetiche e' certamente dovuto - in partenza - ad un'indagine personale (l'artista e ingegnere). Ma subito dopo, da una constatazione di prassi, e' scaturita una ricerca sorprendente: commuove soprattutto ritrovare i medesimi chiodi di Cristo, per le dimensioni vere iperboli di chiodi, organizzati in strutture formali quasi leggere, certamente raffinate per impostazione e realizzazione, reti che si innalzano in griglie autoportanti nelle quali circolano volentieri aria e luce ed in cui e' esorcizzata la com-passione per la tragedia di cui sono stati strumenti. Diverte poi riconoscere, sospesi, isolati e dipinti - ovvero snaturati - i sampietrini che di solito vediamo a terra, disposti a schiera e grigi. Sconcerta, alla fine, individuare la funzionalita' di tali invenzioni quando si trasformano in leggio, come nel caso di quello chiesto indietro per un solo giorno dalla Casa Circondariale Maschile di Rebibbia, dove accoglie di consueto nella Biblioteca un'edizione delle Carceri di Piranesi.

La trasformazione del materiale, l'intuizione attenta ed accurata di cio' che esso puo' esprimere al di la' della sua consueta voce e del suo aspetto ordinario conducono l'artista in una sfera di ricerca squisitamente moderna, sperimentale ed in auspicabile disaccordo con la tradizione accademica, lo avvicinano alle grandi e mai esaurite stagioni dell'avanguardia storica che tutto rinnova e rilegge a cominciare dagli elementi del linguaggio utilizzato: la tecnica, la sequenza esecutiva, il risultato suggeriscono in Marco Baudazzi la plausibilita' dell'ipotesi, sulla quale molti grandi hanno gia' lavorato a partire da Burri, passando per Rauschenberg e giungendo fino a Kounellis, secondo la quale risiede nella materia e nelle sue infinite variazioni la residua possibilita' odierna di fare arte.

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