MARCO BAUDAZZIanche detto MARCO BAU |
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vincitore del Concorso di Poesia,
Pittura, Scultura (premiazione 1.10.2000) di
MONDO d'ARTE |
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Vive e lavora ad Anzio. Marco Baudazzi nasce a Roma nel giugno del 1950, frequenta le scuole romane e nel 1969 realizza le prime opere utilizzando chiodi e parti di motori d'automobile. Si laurea in Ingegneria Meccanica nel 1975 ed inizia l'esperienza lavorativa che lo porta nei cantieri di costruzione di centrali elettriche in Arabia Saudita, a Milano negli uffici di una societa' di montaggi, a Rotterdam in una fabbrica di margarina, a Roma nel servizio vendite di una multinazionale americana ed infine ad Anzio, dove dirige la propria azienda e svolge la libera professione. Nel 1995 riprende a saldare. Prima tubi in acciaio inossidabile, poi torna ai vecchi amori dei chiodi, con l'aggiunta dei sampietrini e del legno. Ha un figlio di 18 anni nato in Olanda ed una preziosa compagna, Maria.
CENNI CRITICI
Le opere di Marco Baudazzi nascono, in definitiva, da
una conoscenza professionale dei materiali impiegati di solito
per altri scopi. I chiodi, i sampietrini, il tondino di ferro
sono normalmente utilizzati per cancelli, strade, cemento armato.
Averne intuito le insospettate potenzialita' espressive e poetiche
e' certamente dovuto - in partenza - ad un'indagine personale (l'artista
e ingegnere). Ma subito dopo, da una constatazione di prassi, e'
scaturita una ricerca sorprendente: commuove soprattutto
ritrovare i medesimi chiodi di Cristo, per le dimensioni vere
iperboli di chiodi, organizzati in strutture formali quasi
leggere, certamente raffinate per impostazione e realizzazione,
reti che si innalzano in griglie autoportanti nelle quali
circolano volentieri aria e luce ed in cui e' esorcizzata la com-passione
per la tragedia di cui sono stati strumenti. Diverte poi
riconoscere, sospesi, isolati e dipinti - ovvero snaturati - i
sampietrini che di solito vediamo a terra, disposti a schiera e
grigi. Sconcerta, alla fine, individuare la funzionalita' di tali
invenzioni quando si trasformano in leggio, come nel caso di
quello chiesto indietro per un solo giorno dalla Casa
Circondariale Maschile di Rebibbia, dove accoglie di consueto
nella Biblioteca un'edizione delle Carceri di Piranesi.
La trasformazione del materiale, l'intuizione attenta ed accurata di cio' che esso puo' esprimere al di la' della sua consueta voce e del suo aspetto ordinario conducono l'artista in una sfera di ricerca squisitamente moderna, sperimentale ed in auspicabile disaccordo con la tradizione accademica, lo avvicinano alle grandi e mai esaurite stagioni dell'avanguardia storica che tutto rinnova e rilegge a cominciare dagli elementi del linguaggio utilizzato: la tecnica, la sequenza esecutiva, il risultato suggeriscono in Marco Baudazzi la plausibilita' dell'ipotesi, sulla quale molti grandi hanno gia' lavorato a partire da Burri, passando per Rauschenberg e giungendo fino a Kounellis, secondo la quale risiede nella materia e nelle sue infinite variazioni la residua possibilita' odierna di fare arte.